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Il diario di viaggio di Arianna Badini parte I

Arriva dalla Bolivia il racconto di Arianna Badini, vent’anni, partita alla fine di luglio 2017 con ProgettoMondo Mlal.

Siamo partiti a fine luglio per la Bolivia con l'idea di poterla visitare mantenendo un contatto attivo e consapevole con la popolazione e le dinamiche del Paese. ProgettoMondo Mlal ha infatti supportato le comunità locali nella creazione di Tusoco Viajes (Turismo Sociale Comunitario): un'agenzia di turismo responsabile che permette ai viaggiatori di conoscere i progetti solidali e condividere la vita del Paese, approfondendone problematiche e valori.

I primi giorni siamo stati al Parque Nacional Amborò, una riserva naturale dell'Amazzonia Nord orientale che abbiamo raggiunto da Santa Cruz. Il parco ha un'estensione di 430 mila ettari e ospita una biodiversità unica al mondo. Siamo stati ospitati a Villa Amborò, un ecorifugio semplice e accogliente, collocato nella parte della riserva in cui, secondo una precisa regolamentazione, si può costruire e vivere. Augustin, la nostra guida, ci ha permesso di scoprire la foresta, la sua bellezza e unicità, le sue esigenze e problematiche. Le comunitá se ne occupano attraverso turni di pulizia, monitoraggio e mantenimento dei sentieri, per potersi aprire a un turismo rispettoso e consapevole, che possa mantenere vivo l'interesse del parco e delle sue vite, per preservarlo dalla privatizzazione e dallo sfruttamento delle sue risorse.

Dopo tre giorni di foresta ci siamo spostati nel centro del paese per raggiungere, dopo una breve sosta a Cochabamba, l'isolata Chuño Chuñuni. Il paesaggio cambia lentamente durante la notte di viaggio: passiamo per montagne aspre e secche, polverose e deserte. L' altipiano, a più di 4000 metri, é una terra difficile e arcaica, dove le colture nascono a fatica, le greggi pascolano su mais secco e cactus, anziani e adulti le curano per il sostentamento della comunità, colpita da un forte spopolamento. Per poter pagare gli studi di figli e nipoti nelle città più vicine le donne vendono tessuti artigianali. Ci mostrano i processi di filatura al telaio e come, attraverso la cocciniglia, o con piante e cortecce di vario tipo, tingono naturalmente la lana di pecora, lama e alpaca. Il lavoro unito ai doveri della comunità e della famiglia é interminabile ed estenuante, ma ognuno dei locali lo compie con dignità e orgoglio, sperando che le generazioni future possano continuarlo nella terra natìa.

Il giorno successivo scendiamo verso Sud fino a Uyuni; da qui partiamo per attraversare il Salar e arrivare, dopo chilometri tra la distesa desertica di cristalli di sale e qualche rara isola di pietre e cactus, fino a Santiago de Agencha e, il giorno successivo, ad Alcaya. La temperatura si abbassa, il paesaggio é ancora più difficile, le comunità sono piccole, alcune anche se ormai disabitate sono organizzate in turni che permettano la gestione di strutture e pascoli e l'accoglienza dei turisti. È infatti un  dovere e valore primario per le popolazioni locali il mantenimento delle proprie radici, identità e patrimoni culturali, da poter condividere con chi visita questi luoghi. Tra gli anfratti delle montagne e i greggi di vigogne infatti sono custoditi silenziosamente i resti delle popolazioni pre incaiche, memorie intatte di 4500 anni fa. L'atmosfera é evocativa e dal valore semiotico unico: abitazioni e tombe, tessuti, utensili e ceramiche, resti di quelli che la popolazione locale considera i diretti antenati e dei quali ha mantenuto rituali, abitudini, tradizioni.

Risalendo verso occidente arriviamo a La Paz, che terremo come base per gli spostamenti successivi. La cittá, dopo giorni di luoghi sperduti, sembra ancora più caotica e viva. É domenica, incontriamo Riccardo Giavarini, direttore della casa famiglia "Munasim Kullakita" ("Ti voglio bene sorellina") di El Alto, città di un milione di abitanti creatasi dall'espansione della capitale. Visitiamo la casa e le 18 bambine e ragazze minorenni tolte dalla prostituzione e dalla tratta di persone. Parliamo con loro e con Riccardo delle loro esperienze e della vita in casa: vanno a scuola, fanno laboratori di gruppo, gestiscono una piccola panetteria e hanno un costante sostegno psicologico e  medico. Le problematiche che devono affrontare sono molte, oltre i traumi passati in famiglia e in strada alcune hanno avuto figli quando erano molto giovani, altre sono vittime di malattie sessualmente trasmesse e la maggioranza é sieropositiva.

Per continuare il percorso una volta compiuta la maggiore età, è stata costruita la "Casa de la Ternura" (Casa della Tenerezza), dove ognuna può vivere gestendosi autonomamente per prepararsi a un futuro nuovo e a una totale indipendenza. Le ragazze, come i ragazzi del carcere di "Qalauma" ("L'acqua che rompe la pietra") che visiteremo nei giorni successivi, sono il riflesso di una società e politica problematiche che generano danni e soprusi a scapito degli angoli più emarginati di una città e di un Paese che lentamente si muove, con retromarce e delusioni ma anche con piccole speranze e scorci di purezza verso un orizzonte nuovo.

Arianna Badini