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Vivere insieme in pari dignità

Piacenza, 21-23 ottobre 2016

APENon siamo all’anno zero.
Nella nostra città e nella nostra scuola sono presenti adulti e bambini che rappresentano oltre cento diverse nazionalità, gruppi più o meno numerosi e più o meno “visibili”. Si tratta di un mondo variegato nelle forme e nelle lingue: adulti che hanno acquisito la cittadinanza italiana in quanto discendenti di emigrati italiani, o secondo il diritto civile, minori di seconda generazione, bambini nati qui o adolescenti non accompagnati. Nuclei familiari composti da genitori e figli, monogenitoriali, adulti che lavorano come assistenti famigliari con o senza figli al seguito. Dagli anni ’90 in cui abbiamo vissuto con l’arrivo di molti profughi la guerra di Bosnia siamo passati attraverso emergenze umanitarie ma anche quotidiani arrivi “programmati” come i ricongiungimenti familiari.
Dal tempo in cui gli arrivi di cittadini stranieri venivano considerati “emergenza” e venivano trattati con ordinaria “provvisorietà”, si è passati, in particolare nella scuola del primo ciclo, a prevedere e organizzare l’accoglienza, perché fosse competente e non improvvisata. La città è cambiata e sta cambiando sotto diversi aspetti. Se la consapevolezza di essere in cammino verso una città plurale non si può ancora ritenere patrimonio condiviso, né per alcuni pare auspicabile, tuttavia il tessuto di relazioni e di percorsi che si stanno facendo vanno nella direzione di una multiappartenenza, in cui il bello e il buono che si riconosce negli altri viene “adottato” come proprio da alcuni, in particolare tra le giovani generazioni.
Piacenza è una città colorata. Ma i colori non sono buttati a caso su una tavolozza. Semmai uno completa l’altro, e insieme formano l’iride, come nell’arcobaleno. Gli alunni non italofoni in classe tengono “sveglio” il percorso didattico ed educativo di tutti, chiedono conto dei tanti progetti e dei perché. Perché si entra ad un certo orario, perché si fanno determinate attività, perché si legge e si scrive, perché si studia e si sceglie un percorso anziché un altro.
E le domande fluiscono ininterrotte fino al suono dell’ultima campanella di giugno. Questa è la normalità della scuola, che conta almeno un terzo degli alunni con cittadinanza non italiana.
Piacenza figura infatti tra le prime città d’Italia per percentuale di alunni stranieri nelle scuole del primo ciclo, e in regione risulta essere la prima assoluta. Tra le cittadinanze espresse figurano al primo posto quella rumena, al secondo quella macedone, al terzo quella equadoregna. Ma le provenienze, anno dopo anno, mutano e si diversificano, anche a seconda dei diversi quartieri. Nel secondo Circolo, ad esempio, in questi ultimi mesi sono arrivati numerosi bambini di provenienza egiziana, mentre alunni provenienti dai Paesi dell’Est sono prevalenti presso il IV Circolo.
Accogliere, alfabetizzare, strutturare percorsi a velocità diverse. Organizzare il tempo libero, aiutare nei compiti scolastici, proporre sport di gruppo. Scoprire la città, andare in biblioteca insieme, frequentare laboratori creativi. Insieme ai nuovi cittadini sta crescendo una nuova città. Una città più ricca di quella di un tempo, multilingue, multiprogetto. Ma anche una città da inventare ogni giorno, dove le risposte ai crescenti bisogni sono sfide e percorsi a misura di bambino e di ragazzo. Piacenza ha ospitato nel mese di ottobre scorso il 19mo Convegno Nazionale dei Centri Interculturali. Due giorni intensi, tra laboratori, sessioni e una plenaria finale che ha visto gremito il cuore della città, Palazzo Gotico. 350 partecipanti provenienti da 16 regioni. Insegnanti ma anche educatori, studenti, cittadini.
Riflessioni, progetti, idee, percorsi condivisi e condivisibili. Il meglio dell’attuale ricerca pedagogica sul fronte dell’educazione alla convivenza plurale.


>> La locandina dell'evento

>> Il programma dell'evento

>> Il video dedicato al Meeting Interculturale