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Stati generali della ricerca Piacenza

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Stati generali della Ricerca Piacenza 2019 - Scienze della vita - Programma

Tutti gli appuntamenti in programma il 31 maggio e il 1° giugno 2019. Tutti gli incontri sono a ingresso libero e gratuito.


Venerdì 31 maggio
Auditorium Sant'Ilario

(via Garibaldi 17) frecciagrigia-insu.png
9.30
Registrazione partecipanti (ingresso libero senza prenotazione)
10

Saluti e introduzione

Patrizia Barbieri - Sindaco Comune di Piacenza
Stefano Bonaccini
- Presidente Regione Emilia Romagna
Elena Baio - Vicesindaco Comune di Piacenza
Fabrizio Sala - Vicepresidente e Assessore per la Ricerca, Innovazione , Università, Export e Internazionalizzazione Regione Lombardia
Patrizio Bianchi - Assessore al Coordinamento delle politiche europee allo sviluppo, scuola, formazione professionale, università, ricerca e lavoro Regione Emilia Romagna

CHAIRMAN

Giovanni Mistraletti
– Medico Anestesista/Rianimatore presso l'Ospedale San Paolo di Milano - Ricercatore universitario in Anestesiologia e Rianimazione dell'Università degli Studi di Milano

11

Un sistema socio sanitario globale

Enrico Mairov - Presidente dell'Associazione Lombardia-Israele > slide

Tremila e trecento anni fa il Maestro Mosè scendendo dal Monte Sinai portò con sé le tavole della legge con l’ordine preciso di insegnare e divulgare i 10 Comandamenti che sono ancora oggi la Costituzione Sociale dell’Umanità.
Questa Costituzione prevede per l’essere umano moderno come deve comportarsi e come deve osservare quello che Carol Wojtyla nell’anno 2000 nella sua visita a Gerusalemme denominò la piattaforma ebraico-cristiana della nostra civiltà.
Tremila e trecento anno dopo, un altro Mosè, che di cognome si chiama Revach, fu chiamato questa volta da istanze molto più basse, quelle politiche, e gli venne chiesto di realizzare un processo che avrebbe portato lo Stato d’Israele e il popolo ebraico ad avere finalmente – dopo 3300 anni – un Sistema Sociosanitario integrato.
Tra questi due Mosè, circa 900 anni fa, visse un altro Mosè di nome Maimonide, che stabilì che bisogna lavarsi bene le mani prima di mangiare come pure altre misure sanitarie e mediche, che aiutarono i suoi allievi a salvare la vita in varie occasioni di emergenza strategica dovuta alle epidemie di peste.
> continua

11.30

Il sistema regionale dell'innovazione nel settore Scienze della Vita

Cecilia Maini - ART-ER Responsabile dello sviluppo strategico del settore Salute e Scienze della Vita> slide

 

Le startup regionali: un approfondimento

Luca Piccinno - ART-ER - AREA S3 Tecnopolo di Piacenza - Divisione Ricerca e Innovazione> slide
12

L'innovazione delle cure oncologiche

Luigi Cavanna - Direttore del Dipartimento Oncologia AUSL Piacenza
Elisa Maria Stroppa - Medico oncologo Dipartimento onco-ematologia Ospedale di Piacenza  > slide
Stefania Abbruzzetti - Dipartimento di Scienze Matematiche, Fisiche e Informatiche, Università di Parma

La ricerca deve essere una componente fondamentale dell’attività clinica quotidiana, non solo dei medici, ma anche di altre figure sanitarie quali infermieri, biologi, tecnici, psicologi, ecc.
Nella realtà sanitaria di Piacenza, il Collegio di Direzione dell’ASL ha proceduto nel marzo 2012 alla costituzione di un gruppo di lavoro aziendale coordinato dal dr. Luigi Cavanna, chiamato “Gruppo Innovazione, Ricerca, Formazione e Rapporti con l’Università” con il compito di stimolare la ricerca, indirizzare la formazione implementando i rapporti con le Università.
La ricerca oncologica nella realtà piacentina è in forte espansione, vi sono protocolli internazionali attivi in ambito di molteplici neoplasie quali mammella, colon, polmone, pancreas, vie biliari, esofago, stomaco, ecc.
Deve essere sottolineato che un progetto di ricerca giunge a conclusione quando i risultati della ricerca sono pubblicati su riviste internazionali censite e nel 2018 sono stati ben 17 progetti di ricerca pubblicati che hanno visto la partecipazione dell’Oncologia di Piacenza. Nei primi 5 mesi del 2019,11 progetti sono giunti a pubblicazione.
> continua.

12.30

Innovazione e ricerca nella radiologia interventistica a Piacenza

Emanuele Michieletti - Direttore del Dipartimento delle Funzioni Radiologiche-AUSL Piacenza > slide

La Radiologia Interventistica (RI) rappresenta una branca ultra-specialistica della Radiologia e comprende numerose procedure diagnostico-terapeutiche eseguite mediante la guida di metodiche di imaging (fluoroscopia, ecografia, tomografia computerizzata). L’Unità Operativa (U.O.) di Radiologia di Piacenza è stata implementata dal servizio di RI dai primi anni del 2000. Successivamente si è sviluppata espandendo il numero e la qualità delle prestazioni eseguite, senza dimenticare l’aspetto umano dei pazienti, grazie anche al supporto e alla collaborazione sia della Direzione Generale che delle ulteriori U.O. dell’AUSL Piacenza. Sino dalla sua nascita, la RI di Piacenza ha mostrato interesse verso l’introduzione di procedure innovative, come ad esempio l’embolizzazione endovascolare dei fibromi uterini. Dal 2018 ad oggi sono stati pubblicati su riviste scientifiche internazionali 12 articoli, che descrivono procedure interventistiche o imaging diagnostico innovativi, applicati sia a casi singoli che ad un numero più ampio di pazienti. Tra questi, il confezionamento di un by-pass “cuore-polmone” che ha permesso di risolvere importanti emorragie intestinali in una paziente affetta da una malattia ematologica e l’utilizzo di particolari stent utilizzati nelle arterie cerebrali per correggere aneurismi di vasi addominali, potenzialmente fonte di gravi sanguinamenti. L’attività di ricerca e di innovazione non si esaurisce unicamente nella RI, ma si estende anche alla Radiologia diagnostica, in particolare all’imaging neurologico. Sono state infatti testate su soggetti sani sequenze di RM funzionale in grado di documentare l’attivazione di alcune aree cerebrali durante attività particolari (fonazione, movimenti della mano, etc.), che sono risultate ad esempio fondamentali in una complessa diagnosi di ictus per una paziente bilingue. In conclusione, l’U.O. di Radiologia di Piacenza, mantiene una spiccata attenzione verso la ricerca e l’innovazione, prerogativa essenziale per rivolgere ai nostri pazienti il miglior servizio diagnostico-terapeutico durante un periodo storico caratterizzato dal rapido susseguirsi di novità tecnologiche che stanno rivoluzionando l’approccio medico tradizionale.

13

Il progresso dell’imaging diagnostico tra creatività e realismo

Fabio Tedoldi - Research & Development Director - Bracco Imaging spa

Il continuo sviluppo delle scienze chimiche e farmaceutiche, l’introduzione di nuove tecnologie e le enormi opportunità offerte dai nuovi paradigmi di gestione dell’informazione rendono disponibili cure sempre più efficaci e potenzialmente personalizzabili rispetto all’esigenza dello specifico paziente.
La personalizzazione della terapia tuttavia non può prescindere dalla conoscenza dettagliata della patologia da trattare.
La precisa localizzazione spaziale di una lesione tumorale e la sua estensione sono informazioni essenziali per pianificare correttamente un intervento chirurgico o una sessione di radioterapia.
Allo stesso modo, la conoscenza accurata dei tratti molecolari e metabolici della patologia permette di scegliere il farmaco più opportuno per trattarla e di monitorare nel tempo la sua evoluzione. In termini generali dunque, la capacità di curare efficacemente una malattia non dipende solo dalla disponibilità di specifiche terapie ma anche dall’impiego di adeguate metodiche diagnostiche capaci di garantire un’identificazione precoce della patologia, di supportare la scelta del miglior tipo di intervento e di confermare la reale efficacia di quest’ultimo.
Tra le varie soluzioni diagnostiche oggi disponibili, uno spazio sempre più importante è rappresentato dalle cosiddette tecniche di “Imaging”, oggetto di questa presentazione, che consentono di localizzare e valutare l’estensione di una patologia all’interno del corpo. Verranno presi in esame gli importanti progressi compiuti in questo campo e il valore aggiunto della classe di prodotti noti come “Agenti di Contrasto”, che aumentano, in talune situazioni in modo essenziale, il contenuto di informazione ottenibile tramite procedure quali la tomografia computerizzata a raggi X, la risonanza magnetica o l’ecografia.
Lo sguardo spazierà poi verso un futuro, in taluni casi molto prossimo, in cui l’imaging non avrà come obiettivo la sola valutazione spaziale e macro-funzionale della patologia, ma quello molto più ambizioso del riconoscimento dei suoi tratti molecolari e metabolici.
Si tratta di una sfida entusiasmante dal punto di vista scientifico, che può essere affrontata solo grazie ad uno sforzo creativo congiunto di competenze provenienti da molteplici discipline, quali la medicina, la biologia, la chimica, la fisica e la scienza dell’informazione.
Una sfida che vede tra i maggiori ostacoli l’enorme investimento economico richiesto, che ha tuttavia ragionevoli prospettive di poter essere giustificato dal significativo miglioramento della qualità della vita che genererebbe e dall’abbattimento della spesa legata ad interventi terapeutici inutili o non ottimizzati, spesso molto costosi.

13.30-15

pausa

15

Big Data per la Biologia e la Medicina

Gastone Castellani - Professore Ordinario di Fisica Applicata e Biofisica - Università di Bologna  > slide

15.30

La startup innovativa U&O della rete EmiliaRomagnaStartup di ART-ER si racconta: riabilitazione robotica alla portata di tutti con HU.GO, l'esoscheletro "made in Italy"

Gianluca Sesenna - U&O CoFounder

U&O è una startup innovativa fondata nel 2016 da tre founder piacentini: Gianluca Sesenna, Andrea Santi e Mirco Porcari. U&O si occupa di progettazione e produzione di esoscheletri, dispositivi robotici indossabili che consentono alle persone con disabilità agli arti inferiori di stare in piedi, camminare e intraprendere un percorso terapeutico innovativo, più efficace rispetto ai sistemi tradizionali.
Il core tecnologico del progetto è HU.GO, un esoscheletro riabilitativo “made in Italy”; la startup punta sulla produzione di prodotti robotici, economicamente accessibili ma senza trascurare efficacia, innovazione ed “usabilità”, rendendo così le più moderne tecnologie per la riabilitazione del cammino alla portata di tutti.
Grazie ad un design minimale, ergonomico e a specifici sensori l’escoscheletro HU.GO consente una dinamica interazione con l’utente, generando così una efficace sinergia terapeutica e funzionale.
Durante la presentazione verranno descritte le tappe chiave del percorso di trasformazione di U&O: come l’esigenza di innovare e di creare un nuovo prodotto hanno portato alla costituzione di una startup.

16

Capire gli altri: meccanismi neurali

Giacomo Rizzolatti - Professor of Human Physiology, Dipartimento di Medicina e Chirurgia - Unità di Neuroscienze Università di Parma

Il meccanismo specchio è un meccanismo di base che trasforma le rappresentazioni sensoriali ottenute osservando il comportamento degli altri in rappresentazioni motorie dello stesso comportamento nel cervello dell’osservatore.
Dopo una breve sintesi delle proprietà dei neuroni specchio studiate nei primati, presenterò dati che dimostrano che il meccanismo mirror ha un ruolo fondamentale nell’uomo nella comprensione delle azioni e delle emozioni altrui.
Mostrerò quindi delle mappe spazio-temporali (four-dimensional) delle attivazioni corticali recentemente ottenute mediante stereo-EEG in collaborazione con il Centro chirurgico per l’Epilessia dell’Ospedale Niguarda di Milano.
Concluderò discutendo le relazioni tra meccanismo mirror e l’empatia.

16.30

Skin longevity: la cosmeceutica nella prevenzione dell'invecchiamento cutaneo

Umberto Borellini - Docente di Cosmetologia presso vari atenei
17

I Determinanti della Longevità: le Blue Zones, i più vecchi del mondo

Francesco Landi - Primario di Riabilitazione geriatrica al Policlinico Gemelli e Docente di Medicina interna e geriatria all'Università Cattolica del Sacro Cuore
17.30

La tecnologia biomedica per la salute del cuore

Gabriele Dubini - Professore ordinario di Bioingegneria industriale del Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria chimica “Giulio Natta” - Politecnico di Milano 

Lo sviluppo delle tecnologie biomediche ha portato a un diffuso impiego clinico di diversi dispositivi in grado di assistere e anche di sostituire le principali funzioni cardiache.
Nell’intervento saranno illustrati e discussi esempi di dispositivi impiantabili aventi una prevalente funzione biomeccanica: si parlerà dunque di stent, in grado di mantenere aperti vasi coronarici ostruiti, di impianto di valvole cardiache per via percutanea, cioè senza la necessità di aprire il torace, per concludere con il cuore artificiale totale, un dispositivo che sostituisce l’intero organo senza dover attendere il cuore proveniente da un donatore.
La presentazione si propone di mostrare come una progettazione sofisticata, che fa uso esteso della simulazione numerica (spesso addirittura patient-specific), unita alla conoscenza e all’impiego di materiali particolari (i cosiddetti smart materials), mettono a disposizione dei clinici (cardiochirurghi e cardiologi interventisti) dispositivi efficaci e sicuri e di uso relativamente semplice.

18

Biomateriali e compatibilità

Silvia Farè - Docente di Chimica, materiali e ingegneria chimica - Politecnico di Milano > slide

I dispositivi protesici impiantabili sono realizzati impiegando materiali metallici, polimerici e ceramici in funzione del sito di impianto e, quindi, delle proprietà meccaniche e di interazione biologica richieste.
Una proprietà importante che differenzia un biomateriale da altri materiali è la biocompatibilità, che si riferisce ad una appropriata, fisiologica risposta del corpo umano al biomateriale.
La biocompatibilià è necessaria per ogni materiale che venga a contatto con il corpo umano perché può determinare la durata e la funzionalità del dispositivo impiantato.
Il design, le caratteristiche della superficie dell’impianto insieme al materiale impiegato sono elementi da considerare per il successo a lungo termine di un dispositivo.
Esempi di fallimento e di problematiche relative ad una risposta non fisiologica da parte dell’organismo ospite (i.e., il corpo umano) verranno descritti.

18.30

La ricerca sul rene nella Nefrologia – Dialisi di Piacenza: attualità e prospettive future

Roberto Scarpioni - Direttore U.O. Nefrologia-Dialisi - AUSL di Piacenza 
19

Chiusura dei lavori



Sabato 1 giugno
Palazzo Gotico

(piazza Cavalli)frecciagrigia-insu.png
9.30
Registrazione partecipanti (ingresso libero senza prenotazione)
CHAIRMAN
Augusto Pagani
– Presidente Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Piacenza
10

La vecchia fattoria e nuove storie.
Viaggio nella ricerca animale in compagnia di un Medico Veterinario

Mario Dolera - Medico Veterinario, Specialista in Patologia e Clinica degli Animali d’Affezione - Ortopedia. Dottore di Ricerca in Scienze Cliniche Veterinarie - Neurologia. Direttore La Cittadina Fondazione Studi e Ricerche Veterinarie, Romanengo (CR) 

Chi si avvicinasse al mondo della ricerca animale tenendo a mente l’immagine della vecchia fattoria si accorgerebbe presto dei mutamenti intervenuti negli ultimi decenni nelle scienze della salute riguardante piccoli e grandi animali domestici.
La maggior parte delle famiglie italiane conta almeno un componente animale. In un contesto in cui l’animale domestico è considerato dalle Istituzioni alternativamente res o essere sentiente a seconda di valutazioni spesso poco “scientifiche”, il panorama della ricerca in campo medico veterinario promossa e sostenuta dalla Comunità Europea è in larga misura dominato dalle specie produttrici di alimenti e volto alla sicurezza alimentare.
La ricerca veterinaria dedicata agli animali d’affezione è primariamente sostenuta da case farmaceutiche e mangimistiche con conseguente selezione di progetti di studio connotati da ricadute commerciali. Tredici le Facoltà di Medicina Veterinaria in Italia, tutte con all’attivo programmi di ricerca svolti secondo il proprio indirizzo istituzionale.
Tra le poche voci fuori dal coro, ovvero ricerca clinica in ambito animali d’affezione completamente autofinanziata, figura La Cittadina Fondazione Studi e Ricerche Veterinarie, con sede a Romanengo, in provincia di Cremona, molto presente a Piacenza ed in generale in Emilia Romagna per quanto riguarda il supporto ai Medici Veterinari del territorio. 
A livello di ricerca sulle malattie neurologiche e radioterapia del cane, del gatto e dei nuovi animali d’affezione, la Fondazione ha ottenuto importanti risultati, in particolare in ambito neuro-oncologico.
In questa presentazione verrà fornita una carrellata sulle malattie oncologiche del cane, del gatto e del coniglio sulle quali la Fondazione ha profuso più energie nello sviluppo di innovativi metodi diagnostici e terapeutici. Non la fabbrica dei miracoli, ma il tentativo di migliorare qualità ed aspettativa di vita, anche con attenzione alla medicina traslazionale, ovvero il mutuo scambio di saperi tra medicina umana e veterinaria.

10.30

Crisalide e farfalla: il ruolo dell'innovazione nelle scienze della vita ovvero ... perché la ricerca non basta e come aiutare la sua trasformazione in soluzioni ai problemi della salute umana

Fabrizio Conicella - Presidente Associazione Parchi scientifici Italiani - APSTI - Direttore Generale Bioindustry Park Silvano Fumero  > slide

La salute è un bene comune e deve essere approcciata anche in termini valoriali. Non solo da un punto di vista etico, come paradigma di riferimento ma anche come valore assoluto.
Assicurare che i risultati della ricerca vengano messi a disposizione di tutti i cittadini è quindi un obiettivo che non solo è lecito ma nel caso delle scienze della vita diventa obbligatorio.
In questo senso non si può. parlare di scienze della vita senza considerare le difficoltà nel processo di trasformazione dei risultati scientifici in prodotti e servizi.
Questa attività, il trasferimento tecnologico ed i suoi sviluppi ulteriori, in un settore come quello della salute umana ha caratteristiche particolarmente definite.
Innanzitutto la lunghezza dei tempi di sviluppo delle soluzioni innovative ed il grado di rischio di insuccesso in questo sviluppo.
In secondo luogo l’ingente quantità di risorse che occorre mobilitare per tale processo ed in terzo luogo la necessità di coinvolgere competenze multidisciplinari sempre più lontane dal mondo della ricerca per assicurare che tutte le persone bisognose ricevano una soluzione adeguata. Considerare le scienze della vita da questa angolazione implica comprendere quali siano gli attori che possono facilitare tale processo e quale ruolo giochino nella soluzione delle problematiche di sviluppo. Implica inoltre comprendere perché occorre gestire i risultati di ricerca in modo ottimale assicurandone la valorizzazione, anche economica massimizzando le probabilità di successo.
Esistono attori specializzati, uffici trasferimento di tecnologie, incubatori, acceleratori, parchi scientifici, cluster territoriali e nazionali quale ALISEI, contract research organisation, che operano per aiutare le idee innovative nel loro processo di crescita e trasformazione.
Così come una crisalide si trasforma in farfalla il risultato di ricerca viene “trasformato” in un prodotto che può contribuire a risolvere un problema di enorme impatto sociale come una malattia. Non realizzare queste attività non garantisce la messa a disposizione di tutti i cittadini, con un bisogno specifico, del potenziale risolutivo del risultato scientifico di eccellenza.
Realizzarle nel modo non corretto porta ad un incredibile aumento del rischio di insuccesso.
I Parchi scientifici sono soggetti strategicamente inseriti all’interno della catena del valore a metà fra la ricerca scientifica e le esigenze del mercato e presidiano proprio quella delicata fase che porta la crisalide alla sua trasformazione finale. Operano esattamente per evitare tali situazioni: hanno competenze di valutazione tecnologica e di identificazione dei percorsi di valorizzazione, operano per aiutare il processo di trasformazione delle idee in imprese innovative o nell’identificare imprese già esistenti che possano sfruttare il risultato scientifico. Hanno capacità di attivazione di collegamenti nazionali ed internazionali per permettere la maggiore diffusione della soluzione sviluppata e per nel contempo aiutare la crescita delle imprese, crescita che ha sua volta crea posti di lavoro qualificati, valore economico e, di conseguenza, benessere socio economico attivando un ciclo virtuoso che attraverso la crescita economica riversa nuove risorse sulla ricerca.

11

Quanto sono sicuri gli alimenti nella società di oggi?

Pier Sandro Cocconcelli - Professore ordinario di Microbiologia degli Alimenti - Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali Università Cattolica del Sacro Cuore > slide
11.30

Superuomini? Abbiamo imparato a leggere il DNA, ora stiamo cominciando a scriverlo

Massimo Delledonne - Professore ordinario - Dipartimento Biotecnologie - Università di Verona > slide

Le nuove metodologie di sequenziamento del DNA e i progressi della genomica clinica consentono di leggere il nostro corredo genetico e utilizzare le informazioni in modo sempre più preciso. La nuova sfida della genomica è ora nella scrittura e lettura di un genoma sintetico, che sia senza difetti e predisposizioni a malattie. In un futuro davvero prossimo sarà possibile far nascere esseri umani con un corredo genetico praticamente perfetto (ma cosa significa perfezione, per una specie biologica?) disegnato da un computer. L’evoluzione dell’uomo diventa quindi controllabile dall’uomo stesso?

12

Le tracce storiche del disturbo anoressico-bulimico per comprendere i significati individuali e sociali attribuiti nel tempo al corpo e al cibo

Graziella Filati - Pediatra, psicoterapeuta  > slide

Negli ultimi cinquant’anni molto è stato detto e scritto a proposito dei disturbi del comportamento alimentare, così Anoressia Bulimia e Binge Eating Disorder si sono imposti all’osservazione clinica attirando su di se anche l’attenzione dei mass media, tanto che il fenomeno è divenuto rilevante sia agli occhi di esperti che del pubblico e accanto ad una infinita letteratura specialistica sull’argomento si è rapidamente diffusa l’immagine dell’anoressica-spettro molto più suggestiva di quella della bulimica
L’anoressia è certamente il prototipo dei disturbi del comportamento alimentare, ne costituisce la versione di più facile richiamo alla memoria ed è considerata la forma più grave
La bulimia è meno conosciuta, viene vista come l’opposto dell’anoressia e sembra destare meno preoccupazione, ma in molti casi i comportamenti di tipo anoressico e di tipo bulimico sfumano gli uni negli altri o addirittura si cedono il posto in una sorta di movimento di manifestazioni che ci richiamano l’idea di continuità e di contiguità piuttosto che di categorie assolutamente definite e separate Il disturbo del comportamento alimentare entra in risonanza con il processo storico da cui trae origine ed essendo in funzione del contesto storico varia nell’espressione sintomatologica in corrispondenza del mutare delle condizioni storiche e sociali
Così possiamo affermare con certezza che l’anoressia non è un fenomeno che appartiene solo al nostro tempo, certamente un numero di anoressiche a prognosi altamente infausta è sempre esistito ed è certo che digiuno emaciazione    controllo del corpo e dei suoi bisogni sono manifestazioni antiche come la storia dell’uomo
ma dobbiamo anche sottolineare quanto diversi siano i significati che uno stesso comportamento trasmette in contesti storici differenti

La prima definizione di anoressia nervosa e descrizione di una paziente anoressica è stata data da Morton  nel 1689
1873 Charles Lasegue  e 1874 Wiliam Gulle  hanno descritto i primi casi di anoressia  secondo il concetto moderno che sottolinea l’elemento diagnostico fondamentale  dell’anoressia
«la paura morbosa di ingrassare nonostante l’ emaciazione fisica»

Negli anni 60-70 del secolo scorso si è assistito ad una grande esplosione della patologia anoressica e ne erano affette quasi esclusivamente adolescenti appartenenti a ceti sociali alti ( soggetti di tipo acetico-mistico )
e proprio in questo periodo, il ruolo della famiglia  ha incominciato ad essere oggetto di studio e ha trovato un discreto consenso tra i clinici di differenti orientamenti teorici e lo spostamento del focus dalle ricerche dei fattori etiopatogenetici ai fattori di mantenimento delle sindromi alimentari ha permesso, negli anni, di realizzare programmi terapeutici incentrati sul coinvolgimento «collaborativo e non giudicante» dei familiari che ha gradualmente sostituito l’approccio terapeutico individuale
Così negli anni 70 sono nate:
La terapia strutturale della famiglia  di Salvador Minuchin
La terapia familiare ad indirizzo sistemico di Mara Selvini Palazzoli
La terapia strategica di Jay Daglas Haley
La terapia narrativa di Michael White

…..negli anni 80 un relativo benessere ha investito tutte le classi sociali e la cultura ha imposto grande attenzione all’immagine corporea ed  hanno iniziato ad essere affette dal disturbo anoressico-bulimico adolescenti appartenenti ad ogni classe sociale
ed è  proprio negli anni 80 che la terapia familiare  prende l’avvio al  Maudsley Hospital di Londra, ed ha, come primo ideatore, Ivan Eisler con la sua scuola
Cosi nasce il modello di terapia familiare del Maudsley
L’originale modello Maudsley si è poi evoluto e perfezionato nel tempo ad opera di Le Grange e Lock che nel 2001  lo hanno manualizzano, valutato sistematicamente e  denominato Family Based Treatment ( FBT)
L’FBT costituisce oggi uno degli interventi psicoterapici di prima scelta nel trattamento dell’AN in età adolescenziale e preadolescenziale

Il concetto di bulimia ha radici storiche antichissime.....fin dai tempi dell’antica Grecia che ne segnala per prima l’esistenza e  usa questo concetto per indicare una fame ai limiti dell’umano «una fame da bue»
Il disturbo si caratterizza per un comportamento compulsivo, a causa della scarsa  capacità di gestire le emozioni e per l’esigenza  di ottenere immediato sollievo dalla pressione emotiva, ma si congiunge con  l’universo anoressico attraverso la stessa fobia per il controllo  del peso.

Il Disturbo da abbuffata compulsiva (BED ) si connota per una alimentazione caotica caratterizzata dall’alimentarsi con grandi quantità di cibo in breve tempo senza fame, con segretezza nell’atto e con cibi ad alto contenuto di grassi e preferenzialmente dolci, con sensazione di perdita di controllo non seguita da fenomeni di compenso.
Il Disturbo da abbuffata compulsiva per molto tempo è stato considerato come un disturbo del comportamento alimentare non altrimenti specificato ed è stato iscritto nei manuali diagnostici delle Malattie Psichiatriche come entità nosologicamente autonoma solo nel giugno 2013.

12.30

Dalla ricerca di base allo sviluppo di terapie innovative per le malattie genetiche

Mirko Pinotti - Professore ordinario di Biologia Molecolare - Direttore del Dipartimento di Scienze della Vita e Biotecnologie dell'Università di Ferrara > slide

Le malattie genetiche sono causate da alterazioni del DNA o meglio della sequenza di “geni”, i quali contengono l’informazione che le cellule usano per produrre le loro componenti (proteine/RNA).
Le caratteristiche delle diverse malattie dipendono dagli specifici geni coinvolti. Identificare il gene e comprendere i meccanismi alla base della patologia sono il primo passo nel lungo cammino che porta allo sviluppo di terapie. Dall’altra parte, la conoscenza dei meccanismi di funzionamento della cellula permettono di “disegnare” strategie per modularli e contrastare gli effetti, o addirittura “correggere” i difetti genetici. In questo intervento discuteremo due approcci innovativi che adiscono su RNA messaggero (mRNA) o DNA del genoma.
Il gene sul DNA viene copiato (“trascrizione”) ad mRNA immaturo da cui vengono poi rimosse (“splicing”) estese regioni (“introni”) ed unite corte regioni (“esoni”) per produre la versione matura che guiderà la sintesi proteica. Il riconoscimento degli esoni è molto complesso e, non sorprendentemente, più del 20% delle malattie genetiche è causata da mutazioni che interferiscono con questo processo e comportano la mancata inclusione di un esone (“salto dell’esone”) e la sintesi di mRNA “danneggiato”.
La ricerca di base ha dimostrato come uno degli attori principali nella definizione degli esoni sia un piccolo RNA chiamato U1snRNA e come alla definizione degli esoni concorrano elementi regolatori positivi e negativi (“silenziatori”), con questi ultimi che magnificano l’effetto di eventuali mutazioni che favoriscono il salto dell’esone. E’ stato dimostrato come i) U1snRNA ingegnerizzate per legarsi meglio ai siti dell’esone oppure ii) molecole antisenso che legano e mascherano i “silenziatori” siano capaci di forzare l’inclusione dell’esone, vanificando l’effetto di mutazioni e ripristinando la sintesi proteica. Ciò ha permesso di sviluppare terapie per malattie genetiche quali l’Atrofia Muscolare Spinale, la Disautonomia Familiare e coagulopatie.
La cellula possiede molti meccanismi di riparazione dei danni sul DNA prodotti da agenti fisici e chimici. Il danno più grave è rappresentato dalla rottura della doppia elica del DNA, che può essere riparata copiando l’informazione corretta sul cromosoma “omologo” (l’uomo ne ha 22 coppie, più i cromosomi sessuali X/Y) con il processo della ricombinazione omologa.
Questo avviene anche nella gametogenesi, ed è sempre innescato da un taglio della doppia elica. Perché allora non sfruttare la ricombinazione per “correggere” le mutazioni sul DNA?
Basterebbe indurre una rottura della doppia elica nella regione mutata, fornire una copia di DNA corretto ed innescare la ricombinazione. E’ questo il “genome editing” con il quale gli scienziati sono capaci di modificare il genoma e correggere i difetti genetici e fornire una cura “definitiva” per le malattie genetiche. Ma come veicolare queste “armi molecolari” efficientemente dentro le cellule del paziente? Dalla microbiologia di base la soluzione, i virus. Ed è infatti con virus ingegnerizzati, resi innocui ed usati come “cavalli di Troia” per introdurre U1snRNA, molecole antisenso, forbici molecolari, etc nelle cellule bersaglio.

13-14.30

pausa

14.30

La nanomedicina e le sue potenzialità nel campo della salute

Giovanni Tosi - Professore Associato presso il Dipartimento Scienze della Vita dell'Università di Modena e Reggio Emilia > slide
15

Workshop:
Spazi e ambienti per il bene comune: Architettura, Diritto, Pedagogia e Scienze della vita in dialogo

Antonio G. Chizzoniti - Direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche di Piacenza - Università Cattolica del Sacro Cuore
Anna Maria Fellegara
- Preside della Facoltà di Economia e Giurisprudenza – Università Cattolica del Sacro Cuore
Elisabetta Musi
- Ricercatrice di Pedagogia generale e sociale - Scienze della formazione, Università Cattolica, sede di Piacenza
Sara Protasoni
- Professore associato in Architettura del Paesaggio e coordinatrice del corso di Laurea magistrale in Sustainable Architecture and Landscape Design del Politecnico di Milano, Polo di Piacenza
16.30

Lectio magistralis
“Per avere Vita e Ragione c'é bisogno di tre Big Bang: non siamo figli del Caos”

Antonino Zichichi - Professore Emerito di Fisica Superiore all’Università di Bologna, Presidente della “World Federation of Scientist”s CERN-Physics Department

Il Primo Big Bang è quello che ha prodotto il passaggio dal vuoto all’Universo con Stelle e Galassie. Tutte cose fatte di materia inerte. La Scienza ha capito “quasi” tutto sulla materia non dotata di vita. Nel “quasi” c’è però il futuro della Scienza. Siamo arrivati a formulare in modo rigoroso l’esistenza del Supermondo.
Il Secondo Big Bang è quello che ha prodotto il passaggio dalla materia inerte alla materia dotata di vita. In termini semplici, il passaggio dalla pietra alla rondine. Ci sono nel mondo decine di Laboratori – alcuni segreti – che studiano questo problema: non usando pietre e rondini per via della loro estrema complessità, ma studiando qual è la quantità minima di pezzettini di materia inerte al fine di produrre la forma più semplice di cellula vivente. In termini specialistici a questo Secondo Big Bang si dà il nome di “Problem of Minimal Life” (problema della vita minima). Esistono centinaia di migliaia di forme di vita, vegetale e animale. Tra queste forme di materia vivente ce n’è solo una dotata di una speciale proprietà alla quale è stato dato il nome di “Ragione al massimo livello”.
Il Terzo Big Bang è quello che produce il passaggio dalla materia vivente dotata del livello minimo di Ragione, alla materia vivente dotata del massimo livello di Ragione. È grazie a questa speciale proprietà che la nostra forma di materia vivente è riuscita a realizzare tre grandi conquiste: il Linguaggio, la Logica e la Scienza. Se fossimo figli del Caos non potrebbero esistere i Tre Big Bang con le loro leggi e regolarità che ci permettono di passare dall’Universo a noi familiare all’Universo le cui unità non sono più il centimetro, il grammo e il secondo ma le tre quantità fondamentali per le quali è come se il Tempo non esistesse: la velocità della luce, la Costante di Planck e la carica gravitazionale.
Queste tre cose non invecchiano mai.

17.30

Nanoparticelle inalate: una nuova frontiera per la Nanomedicina cardiovascolare

Michele Miragoli - Professore Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell'Università di Parma > slide

Le nanotecnologie e i nanomateriali saranno in grado di aprire una nuova frontiera per la medicina personalizzata e di precisione. In base alla loro natura fisicochimica e alla loro biocompatibilità e tossicità, le nanoparticelle inalate avente diametro < 50 nm, possono attraversare la barriera alveolo-polmonare e riversarsi nel circolo sistemico. Il nostro studio nasce da osservazioni di ricerca tossicologica dove le nanoparticelle presenti nell’inquinamento atmosferico raggiungono il cuore e provocano aritmie in 4-5 ore. Utilizzando lo stesso meccanismo, siamo riusciti a sintetizzare una nanoparticella “bio-ispirata” di fosfato di calcio (CaP) in grado di traghettare acidi nucleici e peptidi direttamente al cuore una volta inalate. È stata testata la loro tossicità, biocompatibilità e internalizzazione in cellule cardiache; dopodiché è stata valutata l’efficienza di carico di microRNA e peptidi e il confronto con la somministrazione intravenosa. Animali sperimentali diabetici con cardiomiopatia dilatativa sono stati curati con nanoparticelle CaP caricate con un peptide cardiospecifico per i canali del Calcio L-Type; questo trattamento inalatorio ha portato al recupero completo della funzionalità cardiaca, con trascurabile biotossicità e ottima biodegradabilità.
Nel prossimo futuro, si prevede la scalabilità industriale della tecnologia e l’apertura a nuovi composti terapeutici inalati tramite nanoparticelle. I dati presentati e pubblicati fanno parte di uno studio finanziato dalla comunità europea: il progetto CUPIDO: www.cupidoproject.eu .

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Resoconti a cura dei Chairman
Conclusioni

Elena Baio – Vicesindaco del Comune di Piacenza



Concerti del Conservatorio Nicolini

  • 18.30 - Conservatorio - Classe di Clarinetto del Prof. Paolo Beltramini
  • 21 - Santa Maria di Campagna - Esercitazioni corali del Prof. Giorgio Ubaldi

 


L'ingresso agli incontri è libero e gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili.

 


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03/06/2019 - 04/05/2018