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Giorno della Libertà, l'intervento della sindaca Katia Tarasconi

Data:

09-11-2022

“Le persone del mondo devono guardare a Berlino, dove il Muro è caduto e dove la storia ha

provato che non c'è sfida che non si possa combattere per il mondo unito”. Così Barack Obama,

in visita ufficiale nella capitale tedesca come candidato alla Presidenza degli Stati Uniti

d'America, indicava nel crollo di quell'invalicabile confine di cemento e filo spinato un simbolo

universale di libertà e determinazione, un esempio da serbare per i popoli di ogni nazione.

Sono trascorsi 33 anni, da quel 9 novembre del 1989 che oggi rievochiamo come un evento

dirompente, capace di fare breccia nelle relazioni internazionali e nel cuore di un'Europa sino ad

allora divisa a metà; tre decenni in cui si sono succeduti cambiamenti epocali, in cui abbiamo

costruito – sul fondamento della pace, del dialogo e del rispetto reciproco – un continente unito

e coeso, ma ancora dobbiamo confrontarci, dolorosamente, con lo spettro del conflitto tra

l'Occidente e la Russia, tra la cultura della democrazia, della sovranità nazionale e quella

dell'imperialismo, della guerra come strumento offensivo, di una sfera di controllo che viola e

annichilisce, con sistematicità, i diritti umani inalienabili.

Il Giorno della Libertà, istituito nel 2005 per sancire che la Repubblica Italiana riconosce

l'abbattimento del Muro come “evento simbolo per la liberazione di Paesi oppressi e auspicio di

democrazia per le popolazioni tuttora soggette al totalitarismo”, ci richiama a valori universali

che abbiamo il dovere – nel nome della nostra Costituzione e di coloro che hanno dato la vita

perché potesse essere scritta – di proteggere e salvaguardare.

Perché può sempre esserci, intorno a noi, un muro da abbattere, oltre cui sporgersi per

ampliare il nostro orizzonte. Fu quello che cercarono, tra il 1961 e il 1989, gli oltre 100 mila

cittadini della Repubblica Democratica Tedesca che tentarono di varcare quella barriera; più di

600 vennero uccisi dai soldati delle truppe di frontiera – fino a quando, solo nell'aprile del 1989,


il segretario generale Erich Honecker dette l'ordine di non sparare più dalle oltre 300 torri di

guardia a presidio di un centinaio di km – o persero la vita per fatalità mentre solcavano “die

Mauer”, mentre si nascondevano ai controlli o, per paura di ciò che li avrebbe attesi una volta

scoperti, preferirono la morte.

E' per ciascuno di loro, che oggi onoriamo il Giorno della Libertà, rendendo omaggio anche alla

figura politica che più di ogni altra seppe sospingere il vento del cambiamento: Mikhail

Gorbaciov, ultimo presidente dell'Unione Sovietica, premio Nobel per la Pace, scomparso il 30

agosto di quest'anno, ricordato anche da Papa Francesco per il suo lungimirante impegno “volto

alla fratellanza e alla concordia tra i popoli”. Ripercorrendo quella straordinaria esperienza e

capacità di voltare pagina che contraddistinse la sua azione politica, lo stesso Gorbaciov ebbe a

dire, in un'intervista: “Sono convinto che la perestrojka sia attuale anche oggi, nel momento in

cui l'umanità si trova di fronte alle sfide della sicurezza, della povertà, della crisi e del suo

rapporto con la natura. La comunità mondiale può vincere queste sfide solo con un'azione

comune e solidale”.

Questo è il monito cui ci richiama, nella sua intitolazione avvenuta ufficialmente un anno fa,

nell'eloquenza della stele commemorativa allora donata alla città dal Circolo “Luigi Einaudi”, il

giardino in cui ci ritroviamo nella ricorrenza odierna, per ribadire che Piacenza, Primogenita

d'Italia e Medaglia d'oro al Valor militare per la Resistenza, crede nella libertà, nella democrazia

e nella pace come principi altissimi e irrinunciabili, aborrendo ogni forma di dittatura e

totalitarismo.



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Ultimo aggiornamento

09-11-2022 13:11

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