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Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate, il discorso del sindaco Patrizia Barbieri

Ufficio Stampa Comune di Piacenza - 4 novembre 2019

Pochi giorni fa, in questa piazza vestita del Tricolore, abbiamo vissuto insieme il coinvolgimento e l’entusiasmo trascinante del Raduno del 2° Raggruppamento Ana. Il calore con cui Piacenza ha accolto gli Alpini è il segno spontaneo di quella vicinanza, profonda e sincera, che lega la società civile alle nostre Forze Armate. Lo ribadiamo, nella Giornata che ne celebra l’impegno quotidiano e l’altissimo senso dello Stato, consapevoli di come la ricorrenza odierna sancisca il legame, indissolubile, tra i valori che i nostri Corpi militari esprimono e le più solide radici dell’Unità Nazionale.

Nelle divise che vediamo sfilare, negli stemmi e nei labari che richiamano la solennità di questa cerimonia, riconosciamo un’identità che ci conforta, ci rassicura, ci fa sentire parte integrante di un Paese che crede ancora nelle proprie istituzioni e negli elementi fondanti della nostra Repubblica. Questo, oggi, è il significato e l’attualità del 4 novembre: riaffermare un’identità collettiva che fa della responsabilità, della tutela del bene comune e dell’onestà i suoi cardini, affidando, alle donne e agli uomini delle Forze Armate, il ruolo di custodi e interpreti di questi princìpi.

A ciascuno di loro, convinta in tal senso di dare voce all’intera comunità piacentina, vorrei rivolgermi direttamente. La fiducia nei vostri confronti, così come la certezza di poter contare, nelle situazioni più difficili, sul vostro intervento e sulla vostra competenza – mai disgiunta da una carica di grande umanità – sono componenti fondamentali dell’affetto e della riconoscenza che oggi abbiamo l’opportunità di manifestare pubblicamente. Orgogliosi del vostro ruolo nelle missioni internazionali di pace, che perpetuano una storia intessuta di coraggio e sacrificio, vi siamo grati per il lavoro costante e attento che svolgete a presidio del territorio, anteponendo in ogni circostanza – a rischio della vostra stessa incolumità – lo spirito di servizio che onorate ogni giorno.
Come sindaco e presidente della Provincia, ma ancor prima come cittadina che crede, per far fronte all’emergenza educativa del nostro tempo, nel ruolo determinante degli esempi virtuosi, vi dico grazie anche per la vostra capacità di costituire un modello positivo agli occhi di bambini e ragazzi, di una generazione che ha bisogno non di eroi al di sopra delle righe o miti evanescenti, ma di punti di riferimento stabili e concreti in cui specchiarsi.

Assume allora un significato ancor più pregnante, la scelta di celebrare il 4 novembre come avverrà questo pomeriggio a Piacenza, trasferendo per qualche ora le “caserme in piazza”. Perché le esercitazioni cui tante famiglie potranno assistere, o il contatto diretto che si potrà instaurare grazie ai punti informativi allestiti per l’occasione, sono l’emblema di un abbraccio che si apre non solo ad accogliere e proteggere le persone, ma anche a dialogare con loro. Portare nel cuore della città le diverse divisioni dell’Esercito, le Forze di Polizia, i Corpi specializzati negli interventi di soccorso e Protezione Civile, vuol dire infatti testimoniare quella presenza viva e operosa che ci restituisce, nell’icona così amata delle vostre uniformi, il volto migliore dello Stato.

Ricordo, a questo proposito, le parole con cui il Capo della Polizia Franco Gabrielli ha salutato un anno fa, in questa piazza, il giuramento degli Allievi Agenti del 201° Corso: “La divisa che voi indossate non è solo un capo di abbigliamento, ma è un portato di storia, di tradizioni, di sacrifici, di applicazioni”. Ecco, nell’adesione coerente a questi princìpi di etica e senso civico, rendete il tributo più bello ai Caduti cui rivolgiamo, commossi, il nostro pensiero. A coloro che hanno pagato con la vita il proprio adempimento al dovere, ai padri e alle madri di quell’Unità Nazionale che oggi festeggiamo, a chi ha conosciuto la paura, il dolore, la brutalità della guerra. A chi, da quelle trincee lontane, non ha fatto ritorno, lasciandoci un’eredità morale che investe ciascuno di noi, ma nelle nostre Forze Armate trova l’espressione più autentica e preziosa.

Viva l’Italia unita, viva le donne e gli uomini di tutte le Forze Armate.