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| FORMAZIONE ... |
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La scelta del Corso di Laurea o di Diploma è un momento fondamentale
nella vita di uno studente. Per questo motivo prima di decidere è necessario informarsi
bene.
Fra i vari criteri da tener presente, di primaria importanza è quello legato agli sbocchi
occupazionali.
Orientarsi in questa direzione non è impresa facile e ciò è dovuto in buona parte alle
difficoltà oggettive che ogni giovane incontra indipendentemente dal proprio titolo di
studio, nell'inserimento nel mercato del lavoro. Esistono inoltre molti luoghi comuni che
spesso dis-orientano la scelta dello studente. Un aiuto importante ci può pervenire dai
dati delle ricerche promosse dall'Istat, Istituto nazionale di statistica sul mondo
universitario e del lavoro.
Riportiamo qui di seguito alcuni risultati di queste ricerche.
Affrontiamo alcuni di questi luoghi comuni.
Questa prima domanda è spesso motivo di
notevole confusione nei giovani neodiplomati.
Esiste infatti l'idea diffusa da una parte che ci siano troppi laureati (con
ricaduta negativa sull'occupazione), dall'altra che il "pezzo di carta"
serve sempre.
Cerchiamo di chiarire, attraverso i dati Istat, questi due punti.
L'Istat ci dice, grazie alle sue ricerche, che pur tenendo conto delle diversità
esistenti tra i sistemi informativi tra il nostro paese e quelli della Comunità
(tali da rendere difficili i confronti), è evidente che il livello di istruzione
post-secondaria sia da noi tra i più bassi in Europa.
Riportiamo alcuni esempi:
nel 1994 ogni 100 giovani di età compresa fra i 25 e i 34 anni in Spagna, 17
possiedono un titolo universitario, nel U. K. 14, 12 Germania e Francia e solo
8 in Italia.
Divario tanto più evidente se confrontato con paesi come Canada, 18 laureati
su cento giovani, e U.S.A. con 23.
Il basso numero di laureati in Italia si contrappone a un tasso di immatricolazione,
viceversa molto alto, uno dei più alti in Europa.
Il divario tra immatricolati e laureati è dovuto all'elevato tasso di dispersione
che caratterizza il nostro sistema universitario, quelli che concludono
un ciclo di studi sono ancora pochi: su tre studenti iscritti al primo anno,
soltanto uno riesce a laurearsi.
Molti iscritti dunque, ma pochi laureati.
Il dato dell'immatricolazione è comunque in costante aumento, in rapporto alla
popolazione di 19 anni; è invece in diminuzione come dato assoluto.
L'Istat indica tra i motivi della flessione, in parte il
calo demografico, ma anche l'insorgere di un atteggiamento di sfiducia tra
i giovani rispetto all'effettiva capacità della laurea di garantire migliori
possibilità di lavoro.
Dunque possiamo dire che l'Italia, in termini assoluti, non presenta un numero
eccessivamente alto (piuttosto il contrario) di laureati.
Va però detto che occorre tenere presente l'offerta di posti che il mercato
del lavoro interno offre ai giovani laureati.
Anche in questo caso ci possono tornare utili i dati forniti dall'Istat.
L'investimento in formazione raccoglie in generale frutti sul mercato del
lavoro: risulta occupato, dati 1995, il 74% dei giovani fra i 25 e i 39
anni che hanno conseguito la laurea contro il 69.1% di coloro che possiedono
il diploma di scuola secondaria superiore, e il 58.1% di coloro che hanno un
titolo di studio inferiore.
Dati positivi dunque per i laureati, che, almeno sulla carta, smentiscono l'idea
che la laurea "non serva".
A conforto di quanto detto, vi portiamo i dati inerenti la quota dei disoccupati
di lunga durata (da oltre un anno alla ricerca di un lavoro). Qui risulta per
i laureati una percentuale del 61% contro il 78% dei diplomati. Se poi si estende
l'analisi alla popolazione in età compresa tra i 25 e i 64 anni, scopriamo che
il tasso di disoccupazione dei laureati risulta inferiore a quello dei diplomati
(7.4% contro l'8.3%) in definitiva, in Italia, come in tutti i paesi sviluppati,
all'aumentare del livello di istruzione aumenta la probabilità di trovare
un lavoro e di conservarlo.
Le Lauree e i
Diplomi Universitari sono uguali dal punto di vista lavorativo? |
Anche in questo caso non è facile rispondere
a questa domanda; comunemente si ritiene che una laurea ad indirizzo scientifico
crei maggior opportunità di lavoro rispetto ad una laurea ad indirizzo umanistico.
Proviamo anche in questo caso a chiedere aiuto all'indagine Istat effettuata
nel 1995 sui laureati del 1992.
Prima di procedere va ricordato che i giovani interpellati si sono presentati
sul mercato del lavoro in una congiuntura economica particolarmente sfavorevole.
Infatti, nel periodo che va da ottobre 1992 a ottobre 1995, l'incidenza degli
occupati è passata dal 37.5% al 35.3%, con una diminuzione di circa 1500.000
unità.
La crisi occupazionale ha toccato, sia pure con diversa intensità, tutti
i segmenti del mercato del lavoro, compresi quindi i giovani laureati.
Su 100 giovani che hanno conseguito la laurea nel 1992, a distanza di 3 anni,
42 risultavano aver trovato un lavoro stabile, 25 lavoravano in modo precario
o saltuario, 23 erano alla ricerca di un'occupazione e 10 dichiaravano di non
cercare lavoro per motivi diversi (servizio militare, prosecuzione degli studi,
altro).
Gli inizi sono dunque difficili e non tutti riescono a trovare subito un'occupazione
adeguata la titolo conseguito; e non tutte le lauree effettivamente offrono
le stesse opportunità di inserimento professionale.
I laureati che incontrano maggiore difficoltà nella fase del primo inserimento
sono quelli del gruppo Giuridico: il 43% è disoccupato 3 anni dopo la fine degli
studi, seguito da quelli del gruppo letterario e del gruppo politico-sociale
(41%), ma anche quelli di alcuni corsi del gruppo scientifico come scienze biologiche
e naturali.
Quali sono allora le lauree più facilmente spendibili sul mercato del lavoro?
I laureati che mostrano di avere le opportunità migliori
sono quelli dei corsi di ingegneria, odontoiatria, economia aziendale ed economia
politica. Sono soddisfacenti anche i risultati del laureati in Farmacia e Scienze
dell'Informazione.
Prima di chiudere questo paragrafo è doveroso ricordare che il tessuto produttivo
del nostro paese si articola con caratteristiche diverse nelle varie zone geografiche,
e un altro fattore che differenzia i percorsi di inserimento nel lavoro è il
luogo di residenza. A tre anni dalla laurea, tra coloro che hanno cercato un
lavoro risultano occupati 85 giovani su 100 al Nord, 76 al Centro, e 59 al Sud.
| 1.2.LAVORO = POSTO FISSO? |
La sfiducia che molti giovani nutrono nella capacità di ottenere
un lavoro grazie ad un titolo di studio universitario, spesso, nasce dall'equazione
lavoro = a posto fisso.
Sappiamo invece che la realtà del mercato del lavoro non garantisce, per svariati
motivi legati alle leggi dell'economia moderna, quella "continuità"
lavorativa che forse esisteva in passato; questa regola è valida in tutti i
settori produttivi. Pertanto gli studenti di oggi devono acquisire sempre più,
psicologicamente e culturalmente, l'idea di un sistema che richiede frequenti
cambiamenti, valorizzando le proprie capacità ad acquisire sempre nuove esperienze
e conoscenze.
In sintesi, il posto fisso può ancora rappresentare un obiettivo, ma non deve
essere un mito.
Anche in questo caso i dati Istat rilevati nel 1995 ci confermano quanto detto.
Così, a tre anni di distanza dalla laurea, gli studenti del gruppo scientifico
(fisica, chimica, scienze naturali, scienze geologiche etc. ) presentano un
29.1% che vivono una condizione di lavoro ancora precaria.
Per altri gruppi abbiamo dati analoghi, con un minimo del 20.8% del gruppo economico,
a un massimo del 40% del gruppo medico.