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Guida all'Università

1. Università e lavoro


La scelta del Corso di Laurea o di Diploma è un momento fondamentale nella vita di uno studente. Per questo motivo prima di decidere è necessario informarsi bene.
Fra i vari criteri da tener presente, di primaria importanza è quello legato agli sbocchi occupazionali.
Orientarsi in questa direzione non è impresa facile e ciò è dovuto in buona parte alle difficoltà oggettive che ogni giovane incontra indipendentemente dal proprio titolo di studio, nell'inserimento nel mercato del lavoro. Esistono inoltre molti luoghi comuni che spesso dis-orientano la scelta dello studente. Un aiuto importante ci può pervenire dai dati delle ricerche promosse dall'Istat, Istituto nazionale di statistica sul mondo universitario e del lavoro.
Riportiamo qui di seguito alcuni risultati di queste ricerche.
Affrontiamo alcuni di questi luoghi comuni.

1.1 LA LAUREA SERVE?

Questa prima domanda è spesso motivo di notevole confusione nei giovani neodiplomati.
Esiste infatti l'idea diffusa da una parte che ci siano troppi laureati (con ricaduta negativa sull'occupazione), dall'altra che il "pezzo di carta" serve sempre.
Cerchiamo di chiarire, attraverso i dati Istat, questi due punti.
L'Istat ci dice, grazie alle sue ricerche, che pur tenendo conto delle diversità esistenti tra i sistemi informativi tra il nostro paese e quelli della Comunità (tali da rendere difficili i confronti), è evidente che il livello di istruzione post-secondaria sia da noi tra i più bassi in Europa.
Riportiamo alcuni esempi:
nel 1994 ogni 100 giovani di età compresa fra i 25 e i 34 anni in Spagna, 17 possiedono un titolo universitario, nel U. K. 14, 12 Germania e Francia e solo 8 in Italia.
Divario tanto più evidente se confrontato con paesi come Canada, 18 laureati su cento giovani, e U.S.A. con 23.
Il basso numero di laureati in Italia si contrappone a un tasso di immatricolazione, viceversa molto alto, uno dei più alti in Europa.
Il divario tra immatricolati e laureati è dovuto all'elevato tasso di dispersione che caratterizza il nostro sistema universitario, quelli che concludono un ciclo di studi sono ancora pochi: su tre studenti iscritti al primo anno, soltanto uno riesce a laurearsi.
Molti iscritti dunque, ma pochi laureati.
Il dato dell'immatricolazione è comunque in costante aumento, in rapporto alla popolazione di 19 anni; è invece in diminuzione come dato assoluto.

L'Istat indica tra i motivi della flessione, in parte il calo demografico, ma anche l'insorgere di un atteggiamento di sfiducia tra i giovani rispetto all'effettiva capacità della laurea di garantire migliori possibilità di lavoro.
Dunque possiamo dire che l'Italia, in termini assoluti, non presenta un numero eccessivamente alto (piuttosto il contrario) di laureati.
Va però detto che occorre tenere presente l'offerta di posti che il mercato del lavoro interno offre ai giovani laureati.
Anche in questo caso ci possono tornare utili i dati forniti dall'Istat.
L'investimento in formazione raccoglie in generale frutti sul mercato del lavoro: risulta occupato, dati 1995, il 74% dei giovani fra i 25 e i 39 anni che hanno conseguito la laurea contro il 69.1% di coloro che possiedono il diploma di scuola secondaria superiore, e il 58.1% di coloro che hanno un titolo di studio inferiore.
Dati positivi dunque per i laureati, che, almeno sulla carta, smentiscono l'idea che la laurea "non serva".
A conforto di quanto detto, vi portiamo i dati inerenti la quota dei disoccupati di lunga durata (da oltre un anno alla ricerca di un lavoro). Qui risulta per i laureati una percentuale del 61% contro il 78% dei diplomati. Se poi si estende l'analisi alla popolazione in età compresa tra i 25 e i 64 anni, scopriamo che il tasso di disoccupazione dei laureati risulta inferiore a quello dei diplomati (7.4% contro l'8.3%) in definitiva, in Italia, come in tutti i paesi sviluppati, all'aumentare del livello di istruzione aumenta la probabilità di trovare un lavoro e di conservarlo.

Le Lauree e i Diplomi Universitari sono uguali dal punto di vista lavorativo?

Anche in questo caso non è facile rispondere a questa domanda; comunemente si ritiene che una laurea ad indirizzo scientifico crei maggior opportunità di lavoro rispetto ad una laurea ad indirizzo umanistico. Proviamo anche in questo caso a chiedere aiuto all'indagine Istat effettuata nel 1995 sui laureati del 1992.
Prima di procedere va ricordato che i giovani interpellati si sono presentati sul mercato del lavoro in una congiuntura economica particolarmente sfavorevole. Infatti, nel periodo che va da ottobre 1992 a ottobre 1995, l'incidenza degli occupati è passata dal 37.5% al 35.3%, con una diminuzione di circa 1500.000 unità.
La crisi occupazionale ha toccato, sia pure con diversa intensità, tutti i segmenti del mercato del lavoro, compresi quindi i giovani laureati.
Su 100 giovani che hanno conseguito la laurea nel 1992, a distanza di 3 anni, 42 risultavano aver trovato un lavoro stabile, 25 lavoravano in modo precario o saltuario, 23 erano alla ricerca di un'occupazione e 10 dichiaravano di non cercare lavoro per motivi diversi (servizio militare, prosecuzione degli studi, altro).
Gli inizi sono dunque difficili e non tutti riescono a trovare subito un'occupazione adeguata la titolo conseguito; e non tutte le lauree effettivamente offrono le stesse opportunità di inserimento professionale.
I laureati che incontrano maggiore difficoltà nella fase del primo inserimento sono quelli del gruppo Giuridico: il 43% è disoccupato 3 anni dopo la fine degli studi, seguito da quelli del gruppo letterario e del gruppo politico-sociale (41%), ma anche quelli di alcuni corsi del gruppo scientifico come scienze biologiche e naturali.
Quali sono allora le lauree più facilmente spendibili sul mercato del lavoro?

I laureati che mostrano di avere le opportunità migliori sono quelli dei corsi di ingegneria, odontoiatria, economia aziendale ed economia politica. Sono soddisfacenti anche i risultati del laureati in Farmacia e Scienze dell'Informazione.
Prima di chiudere questo paragrafo è doveroso ricordare che il tessuto produttivo del nostro paese si articola con caratteristiche diverse nelle varie zone geografiche, e un altro fattore che differenzia i percorsi di inserimento nel lavoro è il luogo di residenza. A tre anni dalla laurea, tra coloro che hanno cercato un lavoro risultano occupati 85 giovani su 100 al Nord, 76 al Centro, e 59 al Sud.

1.2.LAVORO = POSTO FISSO?

La sfiducia che molti giovani nutrono nella capacità di ottenere un lavoro grazie ad un titolo di studio universitario, spesso, nasce dall'equazione lavoro = a posto fisso.
Sappiamo invece che la realtà del mercato del lavoro non garantisce, per svariati motivi legati alle leggi dell'economia moderna, quella "continuità" lavorativa che forse esisteva in passato; questa regola è valida in tutti i settori produttivi. Pertanto gli studenti di oggi devono acquisire sempre più, psicologicamente e culturalmente, l'idea di un sistema che richiede frequenti cambiamenti, valorizzando le proprie capacità ad acquisire sempre nuove esperienze e conoscenze.
In sintesi, il posto fisso può ancora rappresentare un obiettivo, ma non deve essere un mito.
Anche in questo caso i dati Istat rilevati nel 1995 ci confermano quanto detto.
Così, a tre anni di distanza dalla laurea, gli studenti del gruppo scientifico (fisica, chimica, scienze naturali, scienze geologiche etc. ) presentano un 29.1% che vivono una condizione di lavoro ancora precaria.
Per altri gruppi abbiamo dati analoghi, con un minimo del 20.8% del gruppo economico, a un massimo del 40% del gruppo medico.



aggiornamento scadenza fonte
maggio 2000 ---- Ufficio Promozione e Comunicazione